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Sintesi.
     
Nel  nuovo regno d'Italia, il controllo politico era nelle mani di una
ristretta  classe  dirigente, all'interno della quale  esistevano  due
orientamenti  politici,  la  Destra e  la  Sinistra,  che  esprimevano
interessi di categorie sociali differenti. La Destra, vittoriosa  alle
elezioni  del  gennaio 1861, form un governo presieduto  dal  Cavour.
(Paragrafo 1).
Il governo Ricasoli, formatosi dopo la morte del Cavour, avvenuta il 6
giugno  1861,  inizi  l'unificazione  amministrativa  e  legislativa.
Questa  fu attuata con il criterio dell'accentramento, cio  senza  la
concessione di alcuna autonomia a livello locale e con l'estensione  a
tutto   il   territorio  nazionale  dell'apparato   amministrativo   e
legislativo  in  vigore  nel  regno di  Sardegna.  L'introduzione  del
servizio militare obbligatorio aggrav le condizioni economiche  delle
masse  rurali  meridionali, che dettero vita  ad  un  vasto  movimento
spontaneo di rivolta. ( 2).
Le  condizioni  di  vita  di gran parte della popolazione  dell'Italia
unita  erano  decisamente  misere. La mortalit,  specialmente  quella
infantile,  era  assai  elevata,  a  causa  delle  pessime  condizioni
sanitarie  ed  igieniche e delle gravi carenze  alimentari.  I  salari
corrisposti  ad  operai  e  contadini  in  molti  casi  erano   appena
sufficienti  per  la  sopravvivenza.  Il  livello  di  istruzione  era
bassissimo  e fu solo parzialmente innalzato dai provvedimenti  decisi
dal governo. (Paragrafo 3).
Sul   piano  economico,  la  Destra  si  impegn  in  particolare  nel
potenziamento  delle  opere pubbliche e dei servizi,  nell'ampliamento
del mercato, nel raggiungimento del pareggio del bilancio statale. Gli
strumenti  adottati,  tipicamente liberisti,  favorirono  lo  sviluppo
dell'agricoltura e produssero un effettivo risanamento finanziario, ma
frenarono la crescita industriale, accentuarono il divario tra nord  e
sud  e  non  consentirono il miglioramento del tenore  di  vita  della
popolazione.  Di  grande  peso economico e sociale  risult  anche  la
politica  fiscale, fondata sulle imposte sui redditi  e  sui  consumi.
L'inasprimento  di  queste ultime, attraverso la tassa  sul  macinato,
suscit un'ondata di proteste in tutta la penisola. (Paragrafo 4).
L'introduzione  del  servizio  militare  obbligatorio,   il   prelievo
fiscale,  l'assenza di sviluppo industriale, la mancata  distribuzione
di terre, il consolidamento del potere dei grandi proprietari terrieri
accentuarono  il disagio e la delusione delle popolazioni meridionali,
la  cui conseguente ostilit verso il nuovo stato prese la forma della
rivolta  spontanea. Dilag cos il fenomeno del brigantaggio,  che  il
governo, ignorandone le profonde cause economico-sociali, tratt  come
problema  di  ordine  pubblico, attuando  una  durissima  repressione.
(Paragrafo 5).
Il   completamento   dell'unificazione  nazionale   risult   alquanto
problematico. Dopo il fallimento di trattative diplomatiche col  papa,
l'iniziativa  fu  assunta  dai  democratici,  con  una  spedizione  di
volontari  guidata da Garibaldi, che fu per bloccata  dall'intervento
delle  truppe regolari, inviate dal governo Rattazzi, dopo le proteste
e  le  minacce di Napoleone terzo. Nel settembre del 1864  Francia  ed
Italia  sottoscrissero una convenzione, che prevedeva il trasferimento
della capitale a Firenze. (Paragrafo 6).
Nel  1866,  alleandosi con la Prussia nella guerra  contro  l'Austria,
conclusasi  con  la sconfitta di quest'ultima ad opera dei  prussiani,
l'Italia, bench battuta dagli austriaci, pot acquisire il Veneto.
Nel 1867 un nuovo tentativo garibaldino per la liberazione di Roma  fu
ancora una volta vanificato dalle truppe francesi.
Nel  1870,  la  sconfitta di Napoleone terzo nella  guerra  contro  la
Prussia   consent   all'Italia  di   procedere   alla   conquista   e
all'annessione di Roma.
I  rapporti  tra  stato e Chiesa furono definiti  dalla  "legge  delle
guarentigie",  che  prevedeva  ampie  garanzie  per  la  persona   del
pontefice  e per la sua funzione spirituale. Essa per fu respinta  da
Pio  nono, che mantenne un atteggiamento di netta intransigenza, tanto
da  vietare  ai  cattolici di partecipare alle elezioni  e  alla  vita
politica del regno d'Italia. (Paragrafo 7).
